Negli ultimi mesi l’Unione europea ha adottato una serie di misure antidumping definitive nei confronti di diverse categorie di prodotti originari della Cina, a seguito di indagini approfondite che hanno accertato l’immissione sul mercato europeo di merci a prezzi inferiori al valore normale, con effetti distorsivi sulla concorrenza e danni significativi all’industria dell’UE. Tali interventi si inseriscono nel più ampio quadro degli strumenti di difesa commerciale volti a garantire condizioni di concorrenza eque nel mercato interno.
DAZIO ANTIDUMPING SULLE IMPORTAZIONI DI CANDELE
Un primo intervento riguarda il settore dei prodotti per la casa e la decorazione. In data 26 gennaio, la Commissione europea ha imposto dazi antidumping definitivi sulle importazioni di candele, ceri e articoli analoghi originari della Cina, nella misura compresa tra il 56% e il 60%, per una durata di cinque anni. L’indagine ha accertato che tali importazioni avvenivano a prezzi di dumping, causando un pregiudizio rilevante all’industria europea, che impiega circa 9.000 lavoratori in 80 imprese distribuite nell’Unione. Il mercato europeo del settore è stimato in circa 620.000 tonnellate, per un valore di 1,7 miliardi di euro; le importazioni ammontano a circa 170.000 tonnellate, di cui 140.000 tonnellate provenienti dalla Cina. Le candele sono ampiamente utilizzate sia per finalità funzionali sia decorative, in ambienti interni ed esterni.
DAZIO ANTIDUMPING SULLE IMPORTAZIONI DI CILINDRI IN ACCIAIO
Successivamente, il 4 febbraio, sono stati adottati dazi antidumping definitivi nei confronti delle importazioni di cilindri in acciaio senza saldatura ad alta pressione per gas compressi o liquefatti, di qualsiasi diametro e capacità. L’indagine ha evidenziato l’esistenza di pratiche commerciali sleali da parte dei produttori cinesi, con effetti distorsivi sul mercato dell’UE. I dazi applicati variano tra il 57,7% e il 90,3% e sono finalizzati a ristabilire condizioni di concorrenza equilibrate tra i produttori europei e quelli cinesi. Nel periodo oggetto di indagine (1° luglio 2023 – 30 giugno 2024), il mercato dell’Unione ha assorbito circa 6,4 milioni di unità, di cui 4,5 milioni importate dalla Cina. La produzione europea è concentrata in diversi Stati membri, tra cui Austria, Repubblica Ceca, Finlandia, Francia, Germania e Italia.
DAZI ANTIDUMPING SULLE IMPORTAZIONI DI MAIS DOLCE
Da ultimo, in data 6 febbraio, la Commissione europea ha imposto dazi antidumping definitivi sulle importazioni di mais dolce originarie della Cina, in seguito a un’indagine durata 14 mesi che ha confermato l’esistenza di pratiche di dumping pregiudizievoli per l’industria dell’UE. Le aliquote dei dazi variano tra il 31% e il 54,3% e mirano a ristabilire condizioni di concorrenza eque in un mercato del valore di circa 642 milioni di euro. Il comparto europeo del mais dolce impiega circa 3.500 addetti in Stati membri quali Francia, Ungheria, Italia, Polonia e Spagna.
Nel loro complesso, queste misure confermano la crescente attenzione dell’Unione europea verso la tutela dell’industria interna e l’utilizzo degli strumenti di difesa commerciale per contrastare pratiche distorsive del commercio internazionale. Per le imprese attive nei settori interessati (nonché per importatori e distributori) i nuovi dazi comportano impatti rilevanti in termini di costi, strategie di approvvigionamento e compliance normativa, rendendo essenziale una valutazione attenta delle implicazioni giuridiche e operative delle misure adottate.
I professionisti dello Studio Legale Padovan, che vantano una vasta esperienza nel campo del diritto doganale e degli strumenti di difesa commerciale, sono a disposizione per fornire la propria assistenza ad individui, aziende e istituti, aiutandoli a identificare le misure di mitigazione daziarie applicabili secondo le regole del Codice Doganale dell’Unione.