La Svizzera ha introdotto nuove sanzioni nei confronti dell’Iran, allineandosi alle misure adottate dalle Nazioni Unite e, in parte, dall’Unione europea, rafforzando le restrizioni su beni e attività economiche. L’intervento mira in particolare a evitare che il territorio svizzero possa essere utilizzato per aggirare le sanzioni europee nei confronti dell’Iran.
Il 9 marzo 2026 il Dipartimento Federale degli Affari Economici, della Formazione e della Ricerca (EAER) ha proceduto alla modifica degli allegati 12, 13 e 14 dell’Ordinance on Measures against the Islamic Republic of Iran. Contestualmente, è stato aggiornato l’elenco delle merci contenuto nell’allegato 3 della medesima Ordinanza. Le modifiche sono entrate in vigore in data 10 marzo 2026 alle ore 23:00.
Già il 12 dicembre 2025 il Consiglio Federale aveva proceduto ad una revisione totale dell’Ordinanza, reintroducendo le misure previste dalle Risoluzioni ONU che erano state sospese nel 2015 con la Risoluzione 2231/2015, nonché alcune delle misure dell’Unione europea sospese a seguito dell’entrata in vigore del Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA).
I provvedimenti riguardano principalmente il settore delle materie prime e dei beni sensibili e, come riportato dal SECO in una nota, sono stati adottati “a causa delle attività nucleari dell’Iran, della fornitura da parte dell’Iran di droni e missili alla Russia e delle violazioni dei diritti umani”.
La Svizzera aveva già introdotto misure coercitive nei confronti dell’Iran, prima nel 2007, dando attuazione alle misure ONU relative al programma nucleare iraniano e successivamente nel 2011, con l’allineamento alle misure introdotte dall’Unione europea.
Con l’entrata in vigore, il 16 gennaio 2016, del Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), il regime sanzionatorio svizzero era stato parzialmente alleggerito in conformità alle decisioni del Consiglio di Sicurezza e dell’Unione europea.
A seguito delle più recenti decisioni, il quadro sanzionatorio nei confronti dell’Iran risulta sostanzialmente riportato al livello precedente al 2015. In questo contesto, la Confederazione mira in particolare a prevenire il rischio che operatori economici possano utilizzare la Svizzera come giurisdizione alternativa per svolgere operazioni non più consentite nell’Unione europea. Più in particolare, la finalità è quella di prevenire possibili fenomeni di “sanctions circumvention”. Infatti, un contesto in cui l’Unione europea mantiene un regime restrittivo significativo nei confronti dell’Iran, la Confederazione svizzera ha infatti interesse a evitare che operatori economici possano utilizzare la propria giurisdizione come canale alternativo per condurre operazioni non più consentite nell’UE.
Il rafforzamento delle misure svizzere risponde quindi non solo a considerazioni di politica estera e di sicurezza internazionale, ma anche all’esigenza di preservare l’allineamento con i partner europei e di impedire che la Svizzera diventi un punto di accesso per attività economiche potenzialmente idonee ad aggirare il sistema sanzionatorio dell’Unione europea, in particolare nei settori sensibili legati alla proliferazione nucleare.
I professionisti dello Studio Legale Padovan, forti dell’esperienza ultraventennale in materia di sanzioni economiche internazionali e controllo delle esportazioni, sono a disposizione delle imprese e delle banche, per fornire qualsiasi approfondimento e supporto necessario.